lunedì 11 luglio 2011

Sweden - Quando un hamburger costa 8 euro

Per sapere quanto sia costosa la Svezia basta solo metterci piede. Ed ecco che all’aeroporto di Stoccolma (quelle per voli Ryanair), solo per prendere qualcosa da mangiare dobbiamo spendere un capitale, ed anche per raggiungere la stazione centrale dei treni, un’ora e venti di viaggio ci costa 12 euro. Neanche un prezzo eccessivo considerato che è l’unico modo per andarci. La destinazione di oggi è la città di Uppsala, quindi altri 8 euro abbondanti per una mezzora di treno, ma i treni svedesi sono talmente tanto nuovi e puliti che pure il bagno pubblico merita una visita di piacere. Anni luce in confronto ai nostri quindi, ma anche a quelli polacchi. Ad Uppsala ci attende un nostro amico in Erasmus, che ci ospita nel suo studentato. Undici edifici mezzi hippy degli anni sessanta, da 7 piani l’uno, in ogni piano un corridoio con due cucine e 24 camere singole, totale: 1848 studenti pronti a far festa tutte le sere. E si comincia subito con il “corridor crowl”, ogni stanza prepara un cocktail o uno shot (noi abbiamo portato il Vana Tallinn dall’Estonia) e si continua finchè non se ne ha abbastanza. Dormiamo in cinque in una stanza, il sesto, Federico, si deve accontentare di un materasso nel corridoio.

Il secondo giorno si fa un giro per Uppsala. Io credo che per visitare una città nel migliore dei modi si ha un necessario bisogno di sole e di bel tempo. Quel giorno ad Uppsala c’era la neve, c’erano le nuvole, eravamo sotto zero e il buio arrivava prestissimo, risultato? Poca gente in strada, atmosfera triste, e anche fare foto decenti era missione impossibile. Così che non avrò mai un grande ricordo Uppsala.

Il terzo giorno è l’ora di Stoccolma: è vero che per visitare una città al meglio c’è bisogno di bel tempo, ma una delle città più belle d’Europa può essere l’eccezione che conferma la regola. Sono bastate sei ore al gelo e al vento per capire che Stoccolma poteva essere una di quelle città di cui ci si può facilmente innamorare, case coloratissime, tipiche cattedrali nord-gotiche coperte di neve (o così sembra, per quanto poco me ne capisco), mare ghiacciato che immobilizza le navi e le barche nel porto. Poco importa poi se il palazzo reale lasci molto a desiderare. La bellezza di Stoccolma non è nel singolo e maestoso edificio, ma nei dettagli di ogni via, dalle finestre, dai lampioni, dalle insegne dei negozi del centro storico. Tutto il contrario di San Pietroburgo, dove una piazza mastodontica o una cattedrale ortodossa possono anche mozzare il fiato, ma il resto della città convive con disordine e sporcizia di una città che lotta per essere europea ma ha ancora molta strada da fare.

Il ritorno è quello che forse ogni viaggiatore tradizionale odia: dieci ore, sei o sette mezzi di trasporto con l’occhio all’orologio per non perdere nessuna coincidenza che ci avrebbe fatto perdere l’aereo. Quindi grazie Ryanair, ma forse può bastare così. E la sera a Tartu, mi sdraio davanti alla porta di casa.