domenica 14 aprile 2013

Un giorno in autostop

Lindau, Germania, di fronte al lago di Costanza, sono le cinque e mezza del mattino e mi suona già la sveglia. Mi vesto di fretta e al buio, cercando di non svegliare le quattro cinesi e il cinese che sono in stanza con me, do un ultima occhiata alla reflex iper-tecnologica del cinese e penso che potrei rubarla e sparire che nessuno mi verrebbe mai a cercare. Meglio di no. Esco nella notte sapendo che devo attraversare tutta la città a piedi con lo zaino, una borsa e la chitarra che non ho ancora capito perché me la sono portata dietro. Ogni due-trecento metri mi fermo per riposare, è presto, non c’è fretta e la strada è dritta e non ci si può sbagliare. Ho un appuntamento con un rumeno alle 7 di fronte al McDonald (e ti pareva) di Lindau, mi porterà fino quasi a Chur e poi si vedrà. L’ho contattato tramite il sito carpooling, un autostop programmato in cambio di qualche manciata di euro. Arrivo in anticipo al punto d’incontro e lui alle sette spaccate, da buon cittadino rumeno che vive in Germania ormai da quindici anni è puntualissimo, pago subito i dodici euro pattuiti e partiamo. E’ un tipo molto strano sulla quarantina ma è simpatico, pratica lo yoga che, dice lui, gli permette oltre che di rilassarsi anche a fidarsi delle persone, ascolta solo musica classica a mi chiede se per caso, come a molti ragazzi giovani come me, non mi faccia schifo. Mi spiega che tramite esperimenti con dei cristalli, si può vedere al microscopio come questi in presenza di musica classica, creino dei disegni geometrici precisi, mentre in presenza di musica “cattiva”, poi si corregge, moderna, questi si comportano in maniera molto diversa creando dei disegni confusionari. Interessante. Verso le otto, dopo aver superato l’Austria e il Liechtenstein entriamo in Svizzera ed in lontananza possiamo scorgere le Alpi. E’ straordinario. Le Alpi si avvicinano, è l’alba e queste prendono un colorito rosa, che unite al sottofondo mozartiano riempiono la mia anima di felicità e mi ricordano quanto sia bello viaggiare, e quanto sia bello viaggiare improvvisando. Verso le nove arriviamo nei pressi di Bad Ragaz, a circa dieci chilometri da Chur, dove lui si fermerà per un fine settimana di lavoro da fotografo, mi restituisce due euro dicendo che me ne aveva chiesti troppi e mi consegna un volantino sullo yoga. Mi dirigo alla stazione del treno sperando di arrivare a Chur in fretta, ma con mio grande dispiacere il prezzo del biglietto per una manciata di chilometri mi costa più di dieci euro, e dopo aver maledetto le ferrovie svizzere decido ufficialmente di proseguire in autostop. L’obiettivo è arrivare a Genova per le 18 e 30, quando la Samp giocherà a Verona contro il Chievo. Scendo alla stazione di Chur, chiedo per curiosità nell’ufficio quanto costa un treno per Milano, e dopo aver sentito una cifra superiore agli ottanta euro, rimetto lo zaino in spalla e mi incammino per l’ingresso dell’autostrada. Anche qui c’è da camminare parecchio, ma l’autostop è incredibilmente veloce, neanche il tempo di mostrare il pollice e una coppia di svizzeri si ferma e mi carica. Gli dico che devo andare verso sud, in Italia, loro vanno a Lugano e Bingo. Anche loro sono super simpatici, e grazie a loro percorro circa 150 km in poco tempo, ci ferma la polizia e lui è senza patente e documenti, ma lo lasciano andare perché stanno facendo una buona azione trasportando un autostoppista. L’ho pure salvato dalla multa. Così ad una rotonda nei pressi di Lugano, mi lasciano nel bel mezzo dell’autostrada e qui c’è qualche attimo di panico. E’ un posto pessimo per fare l’autostop e la marea di suv mi rende scettico all’idea che qualcuno possa caricarmi. Provo ad uscire dall’autostrada e raggiungere il paesino che sta proprio li sopra ma è impossibile, sono bloccato qui e costretto a fare l’autostop, anche a costo di rimanerci fino a notte fonda. Invece passano una ventina di minuti e uno svizzero del Canton Ticino che parla perfettamente italiano mi carica sul suo macchinone grigio metallizzato. Si chiama Paolo come me e sta andando a Varese, ed è così gentile da allungarsi la strada, scendere a Chiasso e mollarmi proprio di fronte alla stazione del treno. Con tanti ringraziamenti e l’augurio di incontrarci di nuovo “sulla strada”, entro in stazione e scopro con gran soddisfazione che nel giro di un’ora e con una dozzina di euro sarò a Milano Centrale. In Svizzera sono giorni di festa e tanta gente sta scendendo in Italia a passare qualche giorno di festa, dire che il treno è pieno sarebbe quasi un eufemismo, la gente è costretta nei corridoi a giocare a Tetris con i bagagli, mentre si maledicono quelli che senza motivo vanno avanti e indietro per i vagoni alla ricerca di non si sa che cosa. Ho viaggiato quasi peggio solo in un Cracovia-Varsavia, tre ore in piedi fronte alla porta del cesso aperta. Meno male che Milano è vicina. Milano Centrale è una stazione che ho sempre odiato: enorme, caotica, piena di loschi individui pronti a farti sparire il portafoglio alla prima distrazione, e si deve spendere un euro per pisciare. Oltre al fatto che oggi dovrò quasi aspettare due ore per il treno per Genova, e lo farò seduto per terra, visto che le panchine se ci sono, non le ho mai trovate, e se ci fossero, sarebbero tutte occupate. Durante il viaggio tutto tranquillo, ma non ce la farò per l’inizio della partita, scalo ad Arenzano e poi si torna indietro fino a Voltri, dove c’è una festa della birra che si chiama Oktoberfest. Arrivo esausto, mollo i bagagli ed inizio a bere. La Samp perde 2-1 ma alla fine chissenefrega. Mi bevo cinque birre, ma oggi me lo merito.

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