domenica 19 aprile 2020

1992 vs 1993 vs 1994


Oggi vado un po' fuori dagli schemi di questo blog e commento una serie italiana che ho finito in questi giorni. Si tratta della trilogia 1992-1993-1994, che tratta degli eventi di questo triennio che vanno dall'inchiesta di mani pulite alla discesa in campo (e trionfo) di Silvio Berlusconi in politica.

I personaggi principali sono Leonardo Notte (Stefano Accorsi, anche ideatore della serie), pubblicista spietato e senza scrupoli che è pronto a fare qualsiasi cosa per raggiungere i suoi obiettivi, Veronica Castello (Miriam Leone), showgirl che è quasi l'alter ego femminile di Notte, anche lei è pronta a tutto per un po' di popolarità in più, che sia un'intervista o un ruolo di ballerina in qualche programma televisivo. Infine c'è Pietro Bosco (Guido Caprino), rugbista folle ed istintivo, che viene candidato dalla Lega per aver sventato una rapina e picchiato a mani nude due albanesi.
I tre personaggi di finzione vengono inseriti in maniera soddisfacente in un contesto reale di fatti avvenuti nel corso di questi anni di vitale importanza per la politica italiana.



Partiamo dai lati positivi di questa serie:

- Premetto che io ho visto questa serie quasi tutta d'un fiato, perché oltre ad essere molto interessante dal punto di vista politico e culturale, è condita e romanzata dagli intrecci lavorativi / amorosi dei vari personaggi di finzione.
- In 1993 e 1994 molto spazio viene dato al personaggio di Silvio Berlusconi, il quale non viene ne elogiato ne contestato, ma viene analizzato da un punto di vista molto più umano.
- Il cast di attori è davvero di alto livello, oltre a quelli principali sui quali a mio modo di vedere spicca un'ottima Miriam Leone, c'è un grande numero di personaggi secondari molto fedeli agli originali, e spesso vengono interpretati da attori tutt'altro che sconosciuti (per esempio Giuseppe Cederna è il magistrato Francesco Saverio Borrelli).
- I personaggi rappresentano nel loro piccolo quello che tutti noi vorremmo essere e proviamo ad essere, essi raggiungono i loro scopi ma c'è sempre un prezzo da pagare, e la domanda che sembrano farsi continuamente è "tutto ciò ne vale davvero la pena?". Notte è un pubblicista che è in grado di convincere chiunque a fare qualsiasi cosa, ma ha nemici ovunque ed è odiato a morte praticamente da tutti coloro che ha frequentato in passato. Veronica Castello con la sua bellezza può ottenere tutto, ma è anche alla disperata ricerca di una vita normale fuori dai riflettori. Bosco invece viene catapultato in politica quasi senza accorgersene e se la cava nonostante la sua profonda inesperienza ed ignoranza, ma paga a caro prezzo il suo carattere troppo impulsivo che lo porterà a fare follie.
- Infine molto azzeccato il personaggio di Luca Pastore (Domenico Diele), braccio destro di Antonio Di Pietro e sieropositivo a causa di una trasfusione. E quello era sicuramente un periodo nel quale l'AIDS era un problema sotto i riflettori. Pastore, non a caso  guida un'inchiesta di mala-sanità.

Cosa non va in questa trilogia?

- Lo stacco tra 1993 e 1994 è un po' troppo netto, alcune vicende dopo quasi due stagioni di tira e molla vengono risolte un po' troppo frettolosamente, come la fine di della Zenit di Bibi Mainaghi (Tea Falco), o la relazione tra Veronica Castello e il giovane scrittore.

- Nella serie ci sono molte scene di sesso, e questo non è sbagliato di per se, anzi tengono sicuramente lo spettatore più incollato allo schermo. Alcune di queste sono però un po' troppo gratuite: che un ricco, bello e sicuro di se come Leonardo Notte abbia successo con le donne non c'è nulla da dire, ma tutte sembrano morire dalla voglia di fare l'amore con lui. Comprendo le vicende sessuali di Veronica Castello, che vende il proprio corpo con lo scopo di ottenere qualcosa o ricattare le persone, ma gran parte delle avventure di Leonardo Notte sembrano uscite da un libro di Bukowski, come la figlia della sua amica in vacanza, la ragazzina di Non è la Rai, o la professoressa di sua figlia. Tutto ciò per dire che si potrebbe dare un'idea un po' distorta delle donne italiane. Le femministe non apprezzeranno.


giovedì 16 aprile 2020

Irrational Man vs Basta che Funzioni


Ancora in quarantena, ed è ancora tempo di spulciare i cataloghi che Netflix può offrire. C'è da dire che su Netflix c'è tanta spazzatura americana a cui di solito sto ben lontano, e i film più famosi e più belli sono tutti quelli che ho già visto, quindi è difficile trovare film che ti sorprendano.
Così provo per logica, come del resto faccio tutte le volte che devo scegliere un film da guardare e non so decidermi da che parte iniziare cercare: prendo un regista che mi piace, o un attore eventualmente, cerco tutti i suoi film che non ho ancora visto, e guardo in serie quelli che mi ispirano di più. Così è successo per Woody Allen. Su Netflix si possono trovare alcuni dei suoi film più recenti come To Rome With Love e Vicky Cristina Barcellona, piacevoli ma un po' scontati. Soprattutto il secondo a mio parere vive della fama degli attori principali, Javier Bardem, Scarlet Johansson e Penelope Cruz, con trama e personaggi inverosimili, quasi da cartone animato per teen ager. Tipo Kiss me Licia, per intenderci.


Un po' meglio invece con Irrational Man e Basta che Funzioni (Whatever Works). In entrambi i film c'è una bellissima e giovane ragazza che si innamora profondamente di un uomo molto più vecchio di lei, ma più che del suo aspetto fisico (o dei suoi soldi) della sua intelligenza o del suo carisma. Oddio, non si può dire che il professore di filosofia Abe Lucas (Joaquin Phoenix) sia proprio brutto, nonostante sia un depresso alcolizzato con la pancia da sbronze,  ma è comunque molto più anziano della sua studentessa Jill Pollard (Emma Stone). Mentre un po' più estremo è il caso di Boris Yellnikoff (Larry David), ormai vecchio e senza più desiderio sessuale, che attrae come una calamita la giovane ed ingenua Melodie (Evan Rachel Wood).
Sono entrambi bei film, che hanno però qualcosa di opposto, mentre Irrational Man fino a metà sembra un film senza capo ne coda, che ti fa venire voglia di alzarti, spegnere la tv e andarti a bere una birra sul balcone, Basta che Funzioni inizia molto bene, soprattutto grazie all'azzeccatissimo personaggio "Alleniano" di Boris, per poi sfociare in una trama quasi da cinepanettone con personaggi messi li tanto per riempire, vedi i genitori di Melodie.


In Irrational Man resistete, dalla metà in poi scatterà una molla nella vita di Abe Lucas che porterà a conseguenze inaspettate e che vi terrà incollati allo schermo, per Basta che Funzioni, ricordiamo le frasi celebri di Boris sul capodanno e sull'amore "le romantiche aspirazioni della giovinezza si riducono a basta che funzioni.". Praticamente vuole spiegare che il vero amore non esiste, e se esiste dura poco, e alla fine se non si riesce a trovare nulla basta arrangiarsi e trovare qualcosa "che funzioni" e che ci faccia stare quantomeno non troppo infelici o non troppo soli. Ecco perché non fa una piega quando viene lasciato da Melodie. Se lo aspettava.


Della cinquantennale carriera di Woody Allen posso citare e consigliare alcuni dei suoi film più vecchi, come Manhattan (1979), Harry a Pezzi (1997), Prendi i soldi e scappa (1969), ma anche  Match Point (2005) con una splendida Scarlet Johansson. Vale la pena di guardarlo solo per lei.

mercoledì 1 aprile 2020

Youth Fight vs Meteor Garden


Da un paio d'anni ho iniziato a studiare cinese, e il metodo migliore per studiare una lingua è allenare le proprie capacità di ascolto. Così per caso ma anche per obbligo mi sono imbattuto in serie tv cinesi adolescenziali che parlano di giovani universitari che "lottano" per conquistare il cuore del belloccio o della ninfetta di turno. Perché mi faccio del male da solo? No non sono autolesionista, ma semplicemente perché queste serie tv hanno un linguaggio spicciolo e semplice che mi permette, con l'aiuto dei preziosissimi sottotitoli, di capire il 30%, il 50%, a volte il 70% e quasi mai 99% di quello che dicono i giovani attori. Che poi attori si fa per dire, visto che alcuni di loro recitano come burattini.



Tra le serie che mi sono sforzato e sforzo di vedere ne menziono due, i titoli inglesi sono Youth Fight e Meteor Garden. La prima, detta anche 青春斗 (qing chun dou) è la storia di cinque ragazze, ovviamente tutte bellissime, alte, snelle, che stanno per finire l'università e si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro, con tutte le difficoltà che esso comporta: trovare un lavoro adatto a se stesse, soldi che non sono mai abbastanza, lotte continue con i genitori e fidanzati iper-gelosi o troppo attaccati al proprio lavoro.



Meteor Garden (流星花园, lui xing hua yuan)  che in realtà ho appena iniziato su Netflix, parla più o meno della solita solfa, con l'unica differenza che i protagonisti in questione (quattro ragazzi bellissimi, altissimi, ricchissimi, più una ragazza) sono ancora all'università e non devono fare neanche la fatica di lavorare, ma solo spendersi le infinite rendite dei genitori in drink, ristoranti  di classe, hotel a 5 stelle e vacanze in spiaggia neanche fossero figli di emirati di Dubai.
E va bene, mettiamo per scontato che tutto ciò è assurdo e queste serie tv vogliono solo fare vedere ciò che il cinese medio sogna e che per ottenere anche solo un decimo di quello che vede, dovrà lavorare sodo per un anno intero. Tutto ciò è assurdo e infatti come è possibile che tre ragazze neo laureate a Pechino possano permettersi appartamenti con salotti super arredati di 70 metri quadrati.
E' importante anche menzionare il fatto che il Meteor Garden che sto guardando, è un remake di una serie taiwanese del 2001, che a sua volta era stata originata dall'omonimo manga. A quanto pare alcune scene esageratamente maschiliste e anche un po' troppo violente, derivano proprio da una fin troppo fedele trasposizione da fumetto a tv. Non si potrebbero spiegare in effetti, ragazzine angeliche appese al muro o prese a schiaffoni da baldi giovani che in un universo anche solo seminormale sarebbero come minimo denunciati per aggressione.
Ma come ho detto, non prendo sul serio queste cose e lo faccio solo per imparare il cinese che almeno quello, va (a poco a poco) un po' meglio e queste serie tv demenziali almeno qualcosa di buono lo hanno fatto.
Quindi, se state studiando il cinese queste sono serie che fanno per voi,  meglio di altre per così dire…più normali. Avevo provato ad iniziarne una chiamata Days and Night, trama intricata di assassini e poliziotti, sceneggiatura interessante e un sacco di parole complicate…proprio per questo motivo dopo un po' rimanevo stordito e non ce la facevo più a continuare.