martedì 22 giugno 2010

Tra paludi e zanzare...il WiFi non muore mai


Dopo cinque giorni di paludi e strizzacervelli nella foresta del Nord Estonia, in un luogo imprecisato ma affascinante, ho appena fatto ritorno in quel di Tartu. E dopo aver salutato calorosamente (e non) gli altri volontari europei (a proposito un saluto a Nino, Anna e all’indiana di cui in cinque giorni non ho appreso il nome), me ne salgo sull’autobus per tornarmene nella mia fredda e umida stanzetta di un Raatuse ormai semivuoto. E meno male che fuori ha smesso di piovere dopo circa venti ore ininterrotte, e io qui a scrivere alle undici del mattino, posso iniziare a pensare di andare a far la spesa, visto che il frigo è vuoto. La mia piccola parte di frigo, si intende.

Due passi indietro. Per la prima volta in vita mia riesco a perdere un mezzo di trasporto, non spiego come e perché, chi sa sa, chi non sa può immaginare, ma la mattina della partenza mi sveglio alle undici anziché alle otto e mezza. Perfetto, arrivo a destinazione con qualche ora di ritardo, un mal di testa incredibile, e una palude da attraversare. A piedi. Meno male che il più era fatto e io ho dovuto caricarmi sulle spalle solo il peso degli stereotipi degli italiani ritardatari.
Ma all’arrivo la casa è affascinante. Tutta in legno in mezzo alla foresta, con un lago di fronte. Lago magari è esagerato, meglio chiamarla pozzanghera attira zanzare. Comunque affascinante pure quella. E come detto, attorno solo foresta inesplorata, che pullulava probabilmente di orsi polari, gufi e lupi mannari. Ma non sono andato a controllare di persona.

E il giorno dopo comincia lo strizzamento di cervelli. Per capire quali sono i miei piani per il futuro, per capire in definitiva che non ho piani per il futuro. O meglio non ho voglia di pensarci. O ancora meglio Machu Picchu: questo è il mio futuro, totalmente solo e sperduto nel più lontano Sudamerica, in un viaggio da Usuhaia alla California, con uno zaino e una chitarra, e al ritorno scrivere un libro e diventare ricco e famoso. Un po’ ricco e un po’ famoso come sognano gli amici di Maria De Filippi. Bel progetto davvero.

Conclusioni sparse su questi cinque giorni:
-Non farò mai una sauna in vita mia
-Gli indiani muoiono di noia. Oltre al fatto che questa ragazza (il nome non lo so) sa già, quando tornerà al suo paese, chi sposerà. Nonostante non ci sia mai uscita.
-Ho cantato una canzone di Gigi D’Alessio e mi risuonava pure orecchiabile
-L’Italia a questi mondiali fa schifo. Non che non lo sapessi ma non pensavo così tanto.
-In Estonia c’è il WiFi pure nelle caverne.
-In Estonia si accende il camino anche il 21 giugno, primo giorno d’estate.
-Il primo giorno d’estate in Estonia equivale al primo di marzo in quel di Genova.
-Mi sono sentito in colpa per non aver subito tragedie in vita mia.
-La Sampdoria ha comprato Curci.
-Ho scoperto qualche cosa in più sulla città di Napoli, grazie a Nino, soprattutto il fatto che i marocchini laggiù raccolgono i pomodori, mentre da noi controllano tutto il centro città. E non controllano il mercato dei pomodori.
-Non ho scoperto tanto di più sulla città di Trieste, ma ho scoperto che anche lassù parlano italiano, non inglese come pensavo inizialmente.
-Ho scoperto che in India usano Skype sedici ore al giorno. Nonostante Skype sia un’invenzione estone.
-Gli estoni sono molto patriottici.
-I russi invece sono dei bastardi.

lunedì 14 giugno 2010

Mondiali in streaming

Sembra quasi impossibile, ma che lo voglia o no, sono sempre a parlare di calcio. Pure qui in Estonia, dove i Mondiali di calcio sembrano non fregare a nessuno, trovo il modo di parlare e non smettere di guardare il gioco del pallone. Eh si, perché la tecnologia odierna permette pur non avendo un televisore, di riuscire a vedere i mondiali in streaming, il mio nuovo computer fa il resto. E così che date le giornate di merda che ci sono la fuori, decido di passare le domeniche (e i lunedì di festa tipo oggi) a guardare partite inutili tipo Slovenia-Algeria o Giappone-Camerun, che sembra di vedere Padova-Triestina per salvarsi dalla C, mentre i portieri, Chaouchi, il portiere dell’Algeria, giusto per citarne uno a caso, in Italia troverebbe un contratto forse in Eccellenza. E così il mio compagno di stanza cileno, che mi sto ancora chiedendo a 34 anni con moglie e figlio a carico, cosa ci sia venuto a fare un master in semiotica a Tartu, inizia a seguire le partite insieme a me, anzi si permette pure di toccare il mio computer sperando di trovare una telecronaca in inglese o in spagnolo. Sempre meglio della telecronaca araba comunque, su questo non gli si può dar torto.

E a proposito di Mondiali di calcio, stasera gioca l’Italia e andrò a casa di un italiano che non conosco, un amico di Remo (altro master in semiotica, che voglia…). E per fortuna vedrò la partita in uno schermo più grande di tredici pollici, mentre la telecronaca non so, forse sarà in estone, e quello lo capisco tanto quanto l’arabo.

Sul risultato finale non mi esprimo, ma col Paraguay sarà molto dura.

domenica 6 giugno 2010

Un estone, un semaforo e un calcetto balilla

C’è un posto nel mondo, dove all’attraversamento pedonale non si rischia di essere investiti, anzi, colui che guida la macchina rallenta, si ferma, e ti lascia passare. Così tu, stupito da cotanta gentilezza inizi a camminare fissando il guidatore a bocca aperta e non trovi neanche la forza di ringraziare.

C’è un posto nel mondo in cui un pedone, solo di fronte alle strisce, immerso nel silenzio o nel lieve sibilo delle automobili distanti centinaia di metri, attende senza fretta e in assoluta pace con il mondo l’arrivo del verde per attraversare la strada.

Questo posto si chiama Estonia, e sta continuando a stupirmi. Ma le strisce pedonali ed i semafori sono solo un piccolo esempio di come sia precisa e rispettosa delle regole questa società. Nulla è mai lasciato al caso, tutto viene studiato nei minimi particolari, e cosa ancora più importante, ci si fida dei propri simili sapendo che non ti deluderanno e che loro non infrangeranno le regole come non le stai infrangendo tu. Così, nel bel mezzo di una festa di paese con centinaia di persone per le strade si può lasciare un’auto tranquillamente aperta, si può lasciare un calcetto balilla con tanto di pallina in mezzo alla piazza, sapendo già che a fine serata avresti ritrovato il calcetto e la pallina dov’erano, al loro posto.

Insomma, non proprio come nel Belpaese, dove saresti rimasto sicuramente senza pallina, forse senza calcetto, e chissà, forse anche senza macchina.