Dopo cinque giorni di paludi e strizzacervelli nella foresta del Nord Estonia, in un luogo imprecisato ma affascinante, ho appena fatto ritorno in quel di Tartu. E dopo aver salutato calorosamente (e non) gli altri volontari europei (a proposito un saluto a Nino, Anna e all’indiana di cui in cinque giorni non ho appreso il nome), me ne salgo sull’autobus per tornarmene nella mia fredda e umida stanzetta di un Raatuse ormai semivuoto. E meno male che fuori ha smesso di piovere dopo circa venti ore ininterrotte, e io qui a scrivere alle undici del mattino, posso iniziare a pensare di andare a far la spesa, visto che il frigo è vuoto. La mia piccola parte di frigo, si intende.
Due passi indietro. Per la prima volta in vita mia riesco a perdere un mezzo di trasporto, non spiego come e perché, chi sa sa, chi non sa può immaginare, ma la mattina della partenza mi sveglio alle undici anziché alle otto e mezza. Perfetto, arrivo a destinazione con qualche ora di ritardo, un mal di testa incredibile, e una palude da attraversare. A piedi. Meno male che il più era fatto e io ho dovuto caricarmi sulle spalle solo il peso degli stereotipi degli italiani ritardatari.
Ma all’arrivo la casa è affascinante. Tutta in legno in mezzo alla foresta, con un lago di fronte. Lago magari è esagerato, meglio chiamarla pozzanghera attira zanzare. Comunque affascinante pure quella. E come detto, attorno solo foresta inesplorata, che pullulava probabilmente di orsi polari, gufi e lupi mannari. Ma non sono andato a controllare di persona.
E il giorno dopo comincia lo strizzamento di cervelli. Per capire quali sono i miei piani per il futuro, per capire in definitiva che non ho piani per il futuro. O meglio non ho voglia di pensarci. O ancora meglio Machu Picchu: questo è il mio futuro, totalmente solo e sperduto nel più lontano Sudamerica, in un viaggio da Usuhaia alla California, con uno zaino e una chitarra, e al ritorno scrivere un libro e diventare ricco e famoso. Un po’ ricco e un po’ famoso come sognano gli amici di Maria De Filippi. Bel progetto davvero.
Conclusioni sparse su questi cinque giorni:
-Non farò mai una sauna in vita mia
-Gli indiani muoiono di noia. Oltre al fatto che questa ragazza (il nome non lo so) sa già, quando tornerà al suo paese, chi sposerà. Nonostante non ci sia mai uscita.
-Ho cantato una canzone di Gigi D’Alessio e mi risuonava pure orecchiabile
-L’Italia a questi mondiali fa schifo. Non che non lo sapessi ma non pensavo così tanto.
-In Estonia c’è il WiFi pure nelle caverne.
-In Estonia si accende il camino anche il 21 giugno, primo giorno d’estate.
-Il primo giorno d’estate in Estonia equivale al primo di marzo in quel di Genova.
-Mi sono sentito in colpa per non aver subito tragedie in vita mia.
-La Sampdoria ha comprato Curci.
-Ho scoperto qualche cosa in più sulla città di Napoli, grazie a Nino, soprattutto il fatto che i marocchini laggiù raccolgono i pomodori, mentre da noi controllano tutto il centro città. E non controllano il mercato dei pomodori.
-Non ho scoperto tanto di più sulla città di Trieste, ma ho scoperto che anche lassù parlano italiano, non inglese come pensavo inizialmente.
-Ho scoperto che in India usano Skype sedici ore al giorno. Nonostante Skype sia un’invenzione estone.
-Gli estoni sono molto patriottici.
-I russi invece sono dei bastardi.