Blog di cinema e musica, parleremo di film che vengono dall'estremo oriente, degli anime, dei film che non hanno senso, di quelli misteriosi, di quelli sconosciuti, di quelli sottovalutati e quelli che lasciano a bocca aperta. E anche un po' di musica Rock. Proverò a mio modo a presentare e confrontare alcune pellicole, sperando possano essere buoni consigli per chi avrà la pazienza di leggere fino in fondo.. Buona lettura, e buona visione!
martedì 28 dicembre 2010
Yo camino en bici
E’ una normale giornata di Febbraio, io sono davanti al computer nella mia casa di Madrid, dove sono in erasmus, quando leggo una mail che mi disegna il sorriso sulla faccia, mio fratello mi chiede: “Ce lo facciamo il Cammino di Santiago in bici?”, non ci penso due e volte e gli rispondo: “Porquè no??”. E così arriva luglio e ci si vede a Pamplona, mio fratello dall’Italia porta le bici, le borse, tanto allenamento nelle gambe (al massimo io ho quello di cerveza e sangria) e le figlie, ma queste rimarranno qui dai cugini. Un giorno di San Firmin e poi si torna indietro di 40 km a Roncisvalle, la partenza ufficiale del Cammino Francese. E così la prima tappa sarà semplicemente Roncisvalle-Pamplona, inizio soft senza bagagli e senza grandi salite. Ma il giorno dopo iniziano i dolori: la bici pesa qualche chilo in più e a vederla così carica mi chiedo se riuscirò a fare almeno una pedalata, e il peggio deve ancora arrivare, perché per chi come me non è più abituato ad andare in bicicletta, tutta la stanchezza del giorno prima (40km, mica la Liegi-Bastogne-Liegi) si accumula sul proprio fondoschiena, e vi posso assicurare che è una sensazione di cui ogni mattina alla partenza avrei fatto volentieri a meno. Per percorrere il Cammino di Santiago c’è bisogno della “credencial”, una carta che ti permette di essere ospitati da ostelli a pochi euro e di collezionare timbri delle varie chiese e cattedrali lungo tutto il percorso. Così può capitare di dormire tranquillamente in una stanza doppia pagando 7-8 al massimo 10 euro, oppure capitare in una salone con 40 letti pagando ancora meno, con persone provenienti da un po’ tutta Europa, spesso non giovanissime…e via ai concerti di notte. Chi non è mai andato veramente in bicicletta non sa cosa significa andare veramente in bicicletta. E il luglio spagnolo diciamo che non è proprio l’ideale per sperimentare cosa significa andare veramente in bicicletta. L’asfalto è rovente, l’aria è secca, il peso della bici si fa sentire sulle gambe e sulla schiena, del fondoschiena non parlo nemmeno. La fame e la sete colpiscono all’improvviso ma non ci si può fermare in continuazione altrimenti si perde il ritmo, si perdono chilometri e non si arriva alla destinazione minima per sperare di finire il cammino in 10-11 giorni.
La mia bici ogni giorno ha un problema diverso: il cambio fa rumori strani, i freni funzionano male, rimango con il freno tirato per tre giorni senza accorgermene e non mi capacito di come la mia bici possa rallentare in discesa, figuriamoci in salita. Una mattina alle sette buco ovviamente una gomma quando tutto è ancora chiuso, e considerando la voglia che hanno gli spagnoli di lavorare stiamo freschi. Il ginocchio brucia per tre giorni ad ogni pedalata fino a che non decido di comprare un antidolorifico. Per due giorni ci viene sparato contro un fortissimo vento contrario. Ma passato tutto questo, il Cammino di Santiago è una profonda immersione nella storia, nella cultura e nella natura spagnola, una sfida per superare se stessi, un tuffo in un viaggio che solo chi ha veramente voglia di viaggiare può godere fino in fondo, e alla fine, come ogni viaggio, resta una grande soddisfazione ed un ricordo indelebile per tutta la vita. Le tappe più importanti del viaggio: la prima città importante che si incontra è Puente de la Reina, poi si prosegue verso Burgos, con degli abitanti davvero antipatici e una cattedrale a dir poco eccezionale che costa 4euro l’entrata, così preferiamo (per principio) ammirarla da fuori all’ombra dei quasi 40°C dell’una del pomeriggio. Alla precisa metà del cammino c’è la città di Sahagun. Altra città tipicamente del nord della Spagna, con rovine di cattedrali, mura, case diroccate e mai ricostruite: è proprio vero che la Spagna tolte quelle tre quattro città straricche e strafamose, il resto è desolazione, ricorda un po’ il Messico, o se vogliamo l’entroterra del meridione italiano, e il paesino di Castrojeriz, autentica città fantasma, ne è una prova lampante. Finalmente l'ultimo tratto: la Galizia, terra collinare con propria lingua e proprio modo di pensare (indipendentista), la terra più ad ovest in Europa che mantiene il nostro fuso orario, e dove alle undici di sera di luglio è ancora giorno. In Galizia affrontiamo due salite molto dure, il Cebreiro e la Cruz de Hierro, finita la seconda ci trova davanti ad una discesa mozzafiato, dove in certi punti dovresti quasi stare attento a percorrerli a piedi, e in bici, per quanto tu possa premere a fondo i freni, la bici continua a correre e quando puoi, devi fermarti a riposare le dita delle mani.
Passato tutto questo l’ultima tappa è la tranquilla cittadina di Portomarin, a meno di 100 km dall’arrivo, poi il giorno dopo alle quattro del pomeriggio, con un paio di giorni d’anticipo, si arriva nella piazza centrale di Santiago. E distesi all’ombra per un paio d’ore, osserviamo quella splendida cattedrale che significa vittoria.
domenica 3 ottobre 2010
ESTONIA. Solitudine, rinascita ed orgoglio di un freddo paese dal cuore caldo
(articolo pubblicato su corriere.it/viaggi)
Mi sono trasferito per caso in Estonia. Si per caso, perché nella mia lunga ricerca di un posto per il servizio volontario europeo, avevo inviato circa un’ottantina di domande in tutto il nord Europa, dalla Norvegia alla Lituania, e alla fine il destino, mi ha spedito in Estonia. L’Estonia è un paese piccolo, solitario, freddo e ospitale, le persone sono accoglienti ed educate ma al tempo stesso timide e riservate. Una delle prime cose che colpisce di questo paese, è lo spasmodico rispetto per le regole, l’incredibile precisione che gli estoni hanno nell’eseguire i loro lavori, sfiorando la perfezione e lavorando direi, anche ben oltre il necessario. Oserei dire tutto il contrario dell’Italia. Un’altra cosa che colpisce, e per noi uomini è sicuramente quella che impressiona di più, è la straordinaria bellezza della ragazze, una genetica di livello superiore che forse non ha eguali in tutto il globo. Ma non colpisce solo la loro bellezza, colpisce anche la loro semplicità, nel vestirsi e nel rivolgersi al prossimo.
Io vivo a Tartu. Tartu è la città universitaria dell’Estonia, d’estate semi-deserta ma d’inverno popolata di studenti provenienti da tutto il mondo, e qui è facile trovarsi seduti ad una pub con quattro persone di quattro nazionalità diverse, per poi incontrare casualmente il solito italiano, o gruppo di italiani, che non mancano mai neanche negli angoli più sperduti di Europa. Tartu è una città dove la qualità della vita supera enormemente quella della maggior parte delle città del Belpaese. Servizi, trasporti, supermercati aperti fino a tardi con tante commesse quasi inoperose e file che alla cassa di due minuti al massimo, pulizia nelle strade, criminalità zero, e per fortuna una quantità limitata di russi che qui si sa, sono sempre un problema. Inoltre la periferia è colma delle tipiche case estoni: casette di legno tutte di colori diversi con le (doppie) finestre ad altezza d’uomo.
L’Estonia ha un solo grande grandissimo problema: il freddo. Se non fosse per le temperature che in inverno sfiorano i -30°C sarebbe uno dei primi posti dove trasferirsi in Europa immediatamente. Immediatamente certo, qui la crisi economica non è praticamente arrivata, anzi si continua a crescere, per il semplice fatto che l’Estonia è un piccolo paese abitato da persone molto simili tra loro, nel quale tutti hanno voglia di lavorare e nessuno ruba o “mangia i soldi dello stato”. E da gennaio ci sarà anche l’Euro.
Tallinn. La città di Tallinn è la capitale, mi sono recato un paio di volte a Tallinn, la prima come semplice visita turistica la seconda come tifoso della nazionale di calcio in trasferta, esattamente il 3 settembre, con gli azzurri vittoriosi per 2-1. Il centro di Tallinn è molto interessante ma niente di spettacolare come spesso viene descritto da guide turistiche o siti specializzati. Non ho trovato niente di incredibile nel centro storico di Tallinn, solo un ammasso di turisti noiosi, primo perché erano turisti, secondo perché erano quasi tutti italiani. Inoltre se si esce un poco dalle mura del centro storico si trova solo traffico, sporcizia, nuovi centri commerciali, strutture in costruzione e fatiscenti edifici ex-sovietici. Resta comunque una città di visitare, non tutti la pensano come me.
Hiiumaa. L’isola di Hiiumaa è probabilmente uno dei posti più inesplorati d’Europa, non che sia niente di speciale, solo una quantità infinita di alberi tipici delle regioni baltiche, ogni tanto qualche casa di legno e ogni tanto qualche spiaggia minuscola, ma davvero la pace e la tranquillità di Hiiumaa si può trovare in pochi altri posti.
Kallaste. Sul lago Peipsi, il quarto lago del vecchio continente, ad una settantina chilometri di distanza dalla costa russa, giace il paesino di Kallaste. E’ forse proprio corretto dire giace, perché questo piccolo paesino di mille abitanti, con una spiaggia, un vecchio cimitero, un ostello minuscolo, un ristorante di sei metri quadrati ed un ufficio informazioni aperto solo d’estate, sembra una città fantasma di quelle dei film western. Arrivare fino a qui da Tartu, dopo aver percorso circa 50 km in quasi due ore, in strade perlopiù sterrate, è stato comunque un avventura.
Viljandi. La città di Viljandi, nel centro dell’Estonia, è famosa principalmente per un festival di musica folk che si svolge nel mese di luglio. Sono stato qui un solo giorno, l’ultimo, per gustarmi più che la musica, l’orda di ubriaconi che dopo quattro giorni di alcool passavano il pomeriggio distesi sui prati. Con una birra a fianco.
L’Estonia è comunque un paese interessante, a volte può sembrare noiosa e monotona, ma il rapporto che hanno gli estoni con la natura resta qualcosa di unico. Qui in Estonia si possono trovare una varietà di climi, paesaggi, vegetazione e atmosfere difficili da incontrare in altri paesi, inoltre è una nazione che ha spazio da vendere: pur avendo la stessa superficie di Danimarca e Olanda, ha quattro volte meno gli abitanti della prima e dodici in meno della seconda.
Insomma, fate un salto in Estonia.
sabato 18 settembre 2010
Cold and gray september.
Nella vita non ci si accontenta mai, si vuole sempre qualcosa in più, si cerca sempre il meglio e anche se trovi il meglio, non è ancora il meglio che stavi cercando. O meglio, io non l’ho ancora trovato, chissà. Ma sarà la mattinata scura e l’influenza che incombe. Questa sera è un altro giorno.
E intanto Tartu è di nuovo piena di gente, come mi ricordavo tre mesi fa, stessi luoghi, stessa persone, facce viste e riviste, ma l’ambiente è ospitale, confortevole, è amico. E anche gli italiani come al solito non mancano mai, la dozzina di erasmus ci ha messo ad esprimere la propria italianità, ma per fortuna senza eccessi. Ma alla fine che dire, se ci conoscono in tutto il mondo un motivo ci sarà, e questo è il bello di essere italiani.
mercoledì 25 agosto 2010
Eesti august
Nel frattempo si ripopola anche il Raatuse, nel giro di tre giorni sono arrivati tre nuovi vicini di stanza provenienti rispettivamente da Mannheim, Londra e Virginia (USA East Coast) e per la prima volta ieri sera li ho portati in giro per il centro scoprendo che il londinese quando beve è pericoloso ed è molto più pervertito che da sobrio.
E questa sera arrivano mamma e papà in Estonia, e poi si va a Tallinn ed Helsinki, per arrivare tanto a Nord come non mai.
lunedì 5 luglio 2010
Fandango
Profonda e solitaria Estonia

Ho iniziato ad odiare l’estone. Non l’estone abitante dell’Estonia, ci mancherebbe, ma la lingua che essi parlano, perché vi assicuro, passare quatto giorni senza sentire una sola parola di italiano ma decine di migliaia di questa cupa e fredda lingua nordica ti fa scappare di testa. Poi se cerchi di addormentarti, con questa “mosca” che ti ronza tra le orecchie, lasciamo stare.
Per il resto, quattro giorni nell’isola di Hiiumaa, e ogni tanto mi chiedo perché gli estoni debbano essere così patriottici quando hanno poco o niente. Hiiumaa è un’isoletta piatta, triste, monotona, popolata da foreste infinite, qualche spiaggia e qualche essere umano, che d’estate arrivano a qualche centinaia grazie alla presenza dei campeggi. Che dire, le isole italiane sono tutta un’altra cosa…ma quali di queste ti permette di fare il bagno con il tramonto di mezzanotte?
martedì 22 giugno 2010
Tra paludi e zanzare...il WiFi non muore mai
Dopo cinque giorni di paludi e strizzacervelli nella foresta del Nord Estonia, in un luogo imprecisato ma affascinante, ho appena fatto ritorno in quel di Tartu. E dopo aver salutato calorosamente (e non) gli altri volontari europei (a proposito un saluto a Nino, Anna e all’indiana di cui in cinque giorni non ho appreso il nome), me ne salgo sull’autobus per tornarmene nella mia fredda e umida stanzetta di un Raatuse ormai semivuoto. E meno male che fuori ha smesso di piovere dopo circa venti ore ininterrotte, e io qui a scrivere alle undici del mattino, posso iniziare a pensare di andare a far la spesa, visto che il frigo è vuoto. La mia piccola parte di frigo, si intende.
Due passi indietro. Per la prima volta in vita mia riesco a perdere un mezzo di trasporto, non spiego come e perché, chi sa sa, chi non sa può immaginare, ma la mattina della partenza mi sveglio alle undici anziché alle otto e mezza. Perfetto, arrivo a destinazione con qualche ora di ritardo, un mal di testa incredibile, e una palude da attraversare. A piedi. Meno male che il più era fatto e io ho dovuto caricarmi sulle spalle solo il peso degli stereotipi degli italiani ritardatari.
Ma all’arrivo la casa è affascinante. Tutta in legno in mezzo alla foresta, con un lago di fronte. Lago magari è esagerato, meglio chiamarla pozzanghera attira zanzare. Comunque affascinante pure quella. E come detto, attorno solo foresta inesplorata, che pullulava probabilmente di orsi polari, gufi e lupi mannari. Ma non sono andato a controllare di persona.
E il giorno dopo comincia lo strizzamento di cervelli. Per capire quali sono i miei piani per il futuro, per capire in definitiva che non ho piani per il futuro. O meglio non ho voglia di pensarci. O ancora meglio Machu Picchu: questo è il mio futuro, totalmente solo e sperduto nel più lontano Sudamerica, in un viaggio da Usuhaia alla California, con uno zaino e una chitarra, e al ritorno scrivere un libro e diventare ricco e famoso. Un po’ ricco e un po’ famoso come sognano gli amici di Maria De Filippi. Bel progetto davvero.
Conclusioni sparse su questi cinque giorni:
-Non farò mai una sauna in vita mia
-Gli indiani muoiono di noia. Oltre al fatto che questa ragazza (il nome non lo so) sa già, quando tornerà al suo paese, chi sposerà. Nonostante non ci sia mai uscita.
-Ho cantato una canzone di Gigi D’Alessio e mi risuonava pure orecchiabile
-L’Italia a questi mondiali fa schifo. Non che non lo sapessi ma non pensavo così tanto.
-In Estonia c’è il WiFi pure nelle caverne.
-In Estonia si accende il camino anche il 21 giugno, primo giorno d’estate.
-Il primo giorno d’estate in Estonia equivale al primo di marzo in quel di Genova.
-Mi sono sentito in colpa per non aver subito tragedie in vita mia.
-La Sampdoria ha comprato Curci.
-Ho scoperto qualche cosa in più sulla città di Napoli, grazie a Nino, soprattutto il fatto che i marocchini laggiù raccolgono i pomodori, mentre da noi controllano tutto il centro città. E non controllano il mercato dei pomodori.
-Non ho scoperto tanto di più sulla città di Trieste, ma ho scoperto che anche lassù parlano italiano, non inglese come pensavo inizialmente.
-Ho scoperto che in India usano Skype sedici ore al giorno. Nonostante Skype sia un’invenzione estone.
-Gli estoni sono molto patriottici.
-I russi invece sono dei bastardi.
lunedì 14 giugno 2010
Mondiali in streaming
E a proposito di Mondiali di calcio, stasera gioca l’Italia e andrò a casa di un italiano che non conosco, un amico di Remo (altro master in semiotica, che voglia…). E per fortuna vedrò la partita in uno schermo più grande di tredici pollici, mentre la telecronaca non so, forse sarà in estone, e quello lo capisco tanto quanto l’arabo.
Sul risultato finale non mi esprimo, ma col Paraguay sarà molto dura.
domenica 6 giugno 2010
Un estone, un semaforo e un calcetto balilla
C’è un posto nel mondo in cui un pedone, solo di fronte alle strisce, immerso nel silenzio o nel lieve sibilo delle automobili distanti centinaia di metri, attende senza fretta e in assoluta pace con il mondo l’arrivo del verde per attraversare la strada.
Questo posto si chiama Estonia, e sta continuando a stupirmi. Ma le strisce pedonali ed i semafori sono solo un piccolo esempio di come sia precisa e rispettosa delle regole questa società. Nulla è mai lasciato al caso, tutto viene studiato nei minimi particolari, e cosa ancora più importante, ci si fida dei propri simili sapendo che non ti deluderanno e che loro non infrangeranno le regole come non le stai infrangendo tu. Così, nel bel mezzo di una festa di paese con centinaia di persone per le strade si può lasciare un’auto tranquillamente aperta, si può lasciare un calcetto balilla con tanto di pallina in mezzo alla piazza, sapendo già che a fine serata avresti ritrovato il calcetto e la pallina dov’erano, al loro posto.
Insomma, non proprio come nel Belpaese, dove saresti rimasto sicuramente senza pallina, forse senza calcetto, e chissà, forse anche senza macchina.
lunedì 31 maggio 2010
Welcome to Estonia
Alcune considerazioni di questi primissimi giorni in Estonia:
-Intanto il viaggio in aereo, qualsiasi sia la tua destinazione in Europa, se guardi in basso mentre stai volando, il paesaggio è sempre lo stesso: campi coltivati, ovviamente quando non c’è il mare.
-Una considerazione veloce sulle creature che popolano i paesi baltici: che dire, già al check-in mi sono accorto che qualcosa stava cambiando, mi guardo attorno ne vedo almeno tre o quattro che se venissero in Italia non farebbero a tempo a superare la frontiera che le avrebbero già prese e sbattute in televisione. Mentre gente come Valeria Marini o Anna Falchi le manderebbero a fare le pulizie.
-Passando a considerazioni un po’ più intelligenti e intellettualmente avanzate, posso dire che gli estoni sono gente strana, molto diversa da noi. All’inizio sembrano un po’ timidi ma appena provi a dargli un po’ di confidenza si sciolgono subito, soprattutto le ragazze. Magari poi il giorno dopo li rivedi e di nuovo sembra che per loro tu non esista. Bah!
-E’ fine maggio e c’è sempre il sole, le ore di buio totale saranno un paio. Dopo mezzanotte il sole cala in maniera definitiva, ma alle due e mezza è già l’alba, sembrano le sei del mattino in Italia.
-Per chi ha più di una ventina d’anni qui il periodo sovietico si fa sentire, certe persone se sentono nominare la Russia fanno la stessa faccia che farei io sentendo l’odore delle mele cotte, e anche se adesso sentono la libertà da più di quindici anni qualcosa dentro di loro rimane in maniera indelebile.
-Per quello che ho visto finora Tartu mi sembra bellissima, c’è di tutto: università secolari, parchi, centri commerciali super avanzati, antichi palazzi, pub per tutti i gusti, discoteche, un fiume grandissimo, tanti ponti uno diverso dall’altro, decine di dormitori studenteschi, case di legno in periferia, un auditorium per i concerti, ma soprattutto tanti ma tanti giovani di tutte le nazionalità.
-La tecnologia è una caratteristica estone, basti pensare ai tasti dell’ascensore o ai pulsanti per attraversare la strada ai semafori: qui è tutto iTouch!
-Non avrei mai pensato, ma l'Estonia è letteralmente invasa dalle zanzare, se provi a leggere un libro in un parco vieni assalito, se cala il sole e stai camminando pure, riescono ad entrare persino negli ascensori, ma come cazzo fanno?
-Infine la cosa più “triste”, in due giorni e mezzo di Estonia non ho ancora visto un pallone da calcio, neanche un bambino che gioca per strada, mentre tutti quelli che girano per la città in bicicletta non conoscono neanche Marco Pantani. Oltre al fatto che i Mondiali di calcio sembrano non interessare a nessuno. Ma in che parte del mondo siamo?
-Ah, dimenticavo, per adesso condivido una camera con un cileno che studia semiotica e che sembra Pellerey. (non sto scherzando)
martedì 13 aprile 2010
Coincidenze
Stesso risultato, stesso angolino, stesso protagonista (Antonio)...stesso bar, no quello no. L'ultimo derby che "ho vinto" ero in Spagna solo come un cane in un pub irlandese nel centro di Madrid, dopo aver girovagato incessantemente per 70' senza trovare un cazzo, assieme ad una mia paziente amica francese che mi seguiva per chilometri e chilometri, ma che mi avrebbe sparato se solo non avesse avuto pietà per un povero tipico italiano tifoso di calcio. E dopo 70' di avantidietro entro nel primo pub che avevo scartato ed ecco che c'è Genoa-Samp in maxi schermo, ma a nessuno gliene frega niente, mi godrò il maxi schermo da seicento pollici tutto per me. Incredibile siamo 2-2, mai visto un derby con così tanti gol!...No, meglio andare dall'oculista, strizzo gli occhi e torniamo sullo 0-0 iniziale, che spettacolo questi derby di Genova! Ma c'è un lato positivo: stiamo attaccando.
Com'è andata lo sappiamo, sia quel giorno (Febbraio 2008), che ieri l'altro, ma il flash back non è solo lo stesso risultato, lo stesso angolino e lo stesso protagonista, è che in entrambi i casi la sera prima avevo dormito circa un'ora, sballottato da feste di laurea o week-end alcolici in quel di Salamanca, avevo salutato augurando un ironico "buona fortuna" la stessa persona di fede genoana (persona che non vedo praticamente mai), risentivo di quella che in Spagna si chiama resaca, negli Stati Uniti hangover, e qui in Italia, pur non esistendo una parola unica, si può riassumere semplicemente con mal di testa post-sbronza.
Quindi, tirando le somme, per vincere ancora qualche derby in futuro dovrò riunire tutte queste circostanze...ma scaramantico a dire il vero non lo sono mai stato...quindi chissenefrega
martedì 6 aprile 2010
Confirmation
Devo ancora capire cosa ci scriverò, quanto ci scriverò, e se mai qualcuno lo leggerà.
Intanto una cosa è sicura, una mail questa mattina mi ha confermato che da fine Maggio per un anno me ne starò in Estonia: cambiamento epocale, soprattutto dopo quasi due anni di triste Italia nel quale, laurea in Scienze delle Merendine a parte, ho combinato poco o niente.
Staremo a vedere.