mercoledì 25 marzo 2020

Ultras vs Il Buco

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In questi brutti giorni di quarantena chiusi in casa, cosa fare se non dedicarsi alla visione di nuovi film o serie TV? E’ così che mi sono imbattuto in due nuove pellicole della piattaforma, uno italiano e uno spagnolo, sto parlando di Ultras e Il Buco (El Hoyo, in lingua originale). Cosa hanno in comune i due film? Nulla, a parte il fatto di essere diretti da due registi esordienti, da una parte Francesco Lettieri, dall’altra il basco Galder Gatzeru Urrutia. 



Ultras è la versione italiana di Hooligans, film di una decina di anni fa sulla rivalità tra le tifoserie londinesi di Millwall e West Ham, quindi se vi piace il calcio, non solo quello giocato, siete stati qualche volta allo stadio (non dico in tribuna d’onore eh…) e conoscete le realtà delle tifoserie italiane, è un film assolutamente consigliato. Ultras prova ad  analizzare le vite private di alcuni di quei personaggi che vediamo nelle curve degli stadi, cercandone il lato più umano. E’ la storia di Sandro, capo ultras degli Apache del Napoli, che a 50 anni suonati cerca in tutti i modi di uscirne, di avere una vita normale, di catechizzare i più giovani cercando di allontanarli dalla curva (e dalla strada) e provando anche ad innamorarsi, nonostante i suoi compagni ultras gli dicano cose del tipo “te la devi togliere la figa dalla testa, in questo momento ci sono cose più importanti”. Cast di attori non troppo famosi, per una volta non vedremo i vari Favino, Giallini, Accorsi, Gassman, che sono praticamente ovunque nei film italiani di Netflix, interpretazioni comunque molto valide (e sottotitoli consigliati per chi non è napoletano). A me personalmente oltre ad Aniello Arena che interpreta Sandro, ha fatto impressione Daniele Vicorito, che interpreta il Gabbiano, uno dei capi ultras più giovani, talmente incazzato tutto il film che fa paura solo a guardarlo.





Con Il Buco andiamo totalmente su tutt’altro genere, fantascienza, horror, violenza, splatter, futuro distopico. Questi gli ingredienti di un film che mi ha letteralemnte incollato allo schermo soprattutto i primi 45 minuti, non avrei sentito neanche i telefono squillare. In questo film altamente claustrofobico, Goreng si sveglia una mattina in una prigione verticale, dove ci sono XXX piani (non voglio spoilerare), in ogni piano due persone e un buco rettangolare  in mezzo alla cella dove ogni giorno una tavola piena cibo parte dal piano zero per scendere lentamente ai piani inferiori. Nei bassifondi non resteranno neanche le briciole. Un po’ cannibal movie, un po’ zombie movie, insomma uno di quei film senza speranza che ti fa venire in mente di continuo “e se capitasse a me?”. Risultato? La notte ho dormito poco e male e l’ho anche sognato, purtroppo il sogno me lo ricordo vagamente. Non di certo un film per famiglie, ma per gli appassionati di genere. Un film che ricorda molto The Cube, film canadese del 1997, dove le stanze della prigione non erano collegate solo in verticale ma in quattro dimensioni, ed ad ogni stanza i protagonisti dovevano risolvere un enigma per cercare di rimanere in vita. Nel Buco, a differenza del Cubo, nessun enigma, solo la speranza di finire in uno dei piani superiori dove ci sarà più cibo (ogni mese infatti il numero della stanza viene cambiato, può capitare di finire al piano 202 e il mese dopo al piano 6). La legge del Buco è semplice “mangiare, o essere mangiati”. Ovvio.



Altri film citati e consigliati



Hooligans di Lexi Alexander, 2005

The Cube di Vincenzo Natali, 1997

venerdì 20 marzo 2020

Band-Maid vs Resto del Mondo

Qualche giorno fa stavo cercando nuova musica su Youtube, e ho mi sono imbattuto in questo nuovo gruppo chiamato Band-Maid. Erano li, da un paio di giorni in mezzo ai video consigliati e non volevo cliccare perché pesavo fosse qualche emo band con cantante femmina che vuole imitare i Paramore. In generale non conosco molti gruppi con cantante donna (Evanescene, Garbage, Guano Apes, Lacuna Coil, Metric, Arch Enemy…), così ero un po’ scettico. Ma alla fine ho provato, e poi ho scoperto essere giapponesi, e ultimamente tutto cià che viene dal Giappone mi affascina.



Dopo dieci secondi di “Real Existence” ero scioccato, dopo trenta mi ero già innamorato.
Poi però ho pensato, no non può essere, registrate in studio sono sicuramente brave ma dal vivo è impossibile…invece, dal vivo erano in grado di fare MOLTO MEGLIO!



Le Band-Maid sono un gruppo giapponese interamente al femminile che è in grado di mettere in ombra e far vergognare il 95% dei gruppi rock di oggi. Il loro sound è una miscela di Hard Rock anni 70’ con un Punk Rock più moderno, io sento qualcosa che va dai Deep Purple ai Rise Against, ma ovviamente è solo una mia opinione. 
 
 

Come ho detto, mi piacciono da impazzire e non avrei problemi a volare fino in Giappone solo per vederle se ne avessi la possibilità, ma perché questa band è così speciale? Oltre al loro illimitato talento musicale, una cosa importante è notare come tutte le attenzioni non siano strettamente concentrate sulla loro cantante, cosa che invece accade nella quasi totalità dei gruppi. Miku è la fondatrice della band, seconda voce e chitarra di supporto, è quella che sempre parla nelle interviste, la bella Saiki è invece la prima voce. Perché c’è anche da dire che oltre ad essere talentuose queste ragazze sono anche molto carine e sul palco vestono in modo particolarmente curato e anche un po’ sexy, cosa che indubbiamente aiuta ad attrarre i fan. Come detto però, soprattutto durante i live show, le attenzioni non sono incentrate solamente su Saiki e Miku, qui possiamo assistere alla straordinaria tecnica di Kanami alla chitarra, semplicemente fuori dal mondo con i suoi assoli e il suo tapping alla Van Halen, poi c’è Akane, una batterista tanto talentuosa quanto simaptica, mentre suona la batteria è sempre sorridente, e questo mi fa quasi piangere di gioia ogni volta che la vedo perché credo non ci sia nulla di meglio di amare quello che fai. Infine ultima ma non ultima c’è MISA, la bassista. E in quanti gruppi il bassista è tristemente considerato il più sfigato ed il più inutile? Ma niente paura, MISA e le Band-Maid distruggono anche questo stereotipo, in quasi ogni canzone c’è un suo assolo di basso, e MISA diventa così (almeno per quanto si legge nei commenti di YouTube) la più amata della band.

In Giappone sono molto conosciute, si stanno facendo spazio nel mondo occidentale ma manca ancora molto per sfondare per davvero. Bisogna ammettere che il loro genere al giorno d’oggi non è più molto in voga tra i giovani, che preferiscono ascoltare trap, hip hop, raggeaton e spazzatura varia, se fossero nate una ventina di anni prima avrebbero avuto la strada sicuramente più spianata. E a provare questa teoria, si possono leggere commenti di persone dai 40 ai 60 anni che sostengono di essere completamente “addicted” alla band giapponese. 

Non resta che augurare il meglio a questa fantastica band e sperare che continuino a salvare il rock n’ roll!