In questi brutti giorni di quarantena chiusi in casa, cosa
fare se non dedicarsi alla visione di nuovi film o serie TV? E’ così che mi
sono imbattuto in due nuove pellicole della piattaforma, uno italiano e uno
spagnolo, sto parlando di Ultras e Il Buco (El Hoyo, in lingua originale). Cosa
hanno in comune i due film? Nulla, a parte il fatto di essere diretti da due
registi esordienti, da una parte Francesco Lettieri, dall’altra il basco Galder
Gatzeru Urrutia.
Ultras è la versione italiana di Hooligans, film di una decina di anni fa sulla rivalità tra le tifoserie londinesi di Millwall e West Ham, quindi se vi piace il calcio, non solo quello giocato, siete stati qualche volta allo stadio (non dico in tribuna d’onore eh…) e conoscete le realtà delle tifoserie italiane, è un film assolutamente consigliato. Ultras prova ad analizzare le vite private di alcuni di quei personaggi che vediamo nelle curve degli stadi, cercandone il lato più umano. E’ la storia di Sandro, capo ultras degli Apache del Napoli, che a 50 anni suonati cerca in tutti i modi di uscirne, di avere una vita normale, di catechizzare i più giovani cercando di allontanarli dalla curva (e dalla strada) e provando anche ad innamorarsi, nonostante i suoi compagni ultras gli dicano cose del tipo “te la devi togliere la figa dalla testa, in questo momento ci sono cose più importanti”. Cast di attori non troppo famosi, per una volta non vedremo i vari Favino, Giallini, Accorsi, Gassman, che sono praticamente ovunque nei film italiani di Netflix, interpretazioni comunque molto valide (e sottotitoli consigliati per chi non è napoletano). A me personalmente oltre ad Aniello Arena che interpreta Sandro, ha fatto impressione Daniele Vicorito, che interpreta il Gabbiano, uno dei capi ultras più giovani, talmente incazzato tutto il film che fa paura solo a guardarlo.
Con Il Buco andiamo totalmente su tutt’altro genere,
fantascienza, horror, violenza, splatter, futuro distopico. Questi gli
ingredienti di un film che mi ha letteralemnte incollato allo schermo soprattutto
i primi 45 minuti, non avrei sentito neanche i telefono squillare. In questo
film altamente claustrofobico, Goreng si sveglia una mattina in una prigione
verticale, dove ci sono XXX piani (non voglio spoilerare), in ogni piano due
persone e un buco rettangolare in mezzo
alla cella dove ogni giorno una tavola piena cibo parte dal piano zero per
scendere lentamente ai piani inferiori. Nei bassifondi non resteranno neanche
le briciole. Un po’ cannibal movie, un po’ zombie movie, insomma uno di quei
film senza speranza che ti fa venire in mente di continuo “e se capitasse a me?”.
Risultato? La notte ho dormito poco e male e l’ho anche sognato, purtroppo il
sogno me lo ricordo vagamente. Non di certo un film per famiglie, ma per gli
appassionati di genere. Un film che ricorda molto The Cube, film canadese del
1997, dove le stanze della prigione non erano collegate solo in verticale ma in
quattro dimensioni, ed ad ogni stanza i protagonisti dovevano risolvere un
enigma per cercare di rimanere in vita. Nel Buco, a differenza del Cubo, nessun
enigma, solo la speranza di finire in uno dei piani superiori dove ci sarà più
cibo (ogni mese infatti il numero della stanza viene cambiato, può capitare di
finire al piano 202 e il mese dopo al piano 6). La legge del Buco è semplice “mangiare,
o essere mangiati”. Ovvio.
Altri film citati e consigliati
Hooligans di Lexi Alexander, 2005
The Cube di Vincenzo Natali, 1997


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